Università: In Italia, esiste la “questione meridionale” per il Mezzogiorno?

Università: In Italia, esiste la “questione meridionale” per il Mezzogiorno?

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Il finanziamento delle università meridionali è oggi pari a quello dell’anno 2001, mentre al Settentrione, pur nel mezzo della crisi economica nazionale, arrivano, rispetto allo stesso anno, quasi 500 milioni di euro all’anno in più. E’ uno degli elementi che emerge dall’analisi di Mauro Fiorentino, ingegnere, docente universitario e in passato rettore dell’Università della Basilicata, per il quale il Ministero ha operato “al pari di un Robin Hood alla rovescia” mirando di fatto a penalizzare i contesti più svantaggiati “per poter più rapidamente tendere a quell’omogeneità di casta elevata di cui il Paese avrebbe bisogno”. Il risultato – spiega Fiorentino nella sua analisi contenuta nel volume “La questione meridionale dell’Università” – è un flusso migratorio aggiuntivo, dal Sud verso il Nord, di circa 30.000 studenti universitari all’anno, a servizio dei quali, il distorto meccanismo normativo ideato in sede ministeriale, ha già spostato circa 240 docenti dal Sud al Nord e si accinge a triplicare se non a quadruplicare questo numero nei prossimi anni. Secondo l’analisi di Fiorentino, i tagli economici alle università statali eseguiti tra il 2008 e il 2014 hanno gravato per oltre il 50% sul Mezzogiorno (circa 250 milioni di euro all’anno tra il 2014 e il 2008) e in misura irrisoria al Nord (poco più di 25 milioni di euro all’anno), mentre già nella precedente fase di crescita dei finanziamenti al Sud erano state elargite somme aggiuntive nettamente inferiori rispetto al Centro e al Nord (nel confronto tra il 2009 e il 2001, circa 250 milioni di euro all’anno in più ai primi contro i circa 500 milioni di euro per ciascuno dei secondi). “In questi quindici anni, quindi, tra bolle espansive e drastiche frenate, tra distrazioni ed astuzie, tra atteggiamenti lassisti o punitivi – afferma Fiorentino – le università del Mezzogiorno sono state mantenute al palo. Negli anni della civiltà della conoscenza, cioè, una porzione molto grande del territorio italiano e delle popolazioni che vi risiedono non ha ricevuto finanziamenti aggiuntivi dedicati alla ricerca e alla formazione nelle università. Senza considerare che, in tanti anni, i costi dei servizi offerti sono andati significativamente aumentando e che, pertanto, è conseguentemente diminuito il livello di servizio offerto agli studenti delle università del Sud”. Nel libro (che sarà presentato venerdì prossimo, 4 dicembre, a Napoli, in un incontro al quale parteciperanno il presidente della Crui e rettore dell’Università Federico II, Gaetano Manfredi; il presidente Svimez, Adriano Giannola; il filosofo Aldo Masullo, l’economista Alberto Baccini, e il direttore del Mattino, Alessandro Barbano), Fiorentino e Giannola sottolineano “l’urgenza di una tempestiva vigilanza da parte di un Parlamento finora colpevolmente disattento, al fine di porre immediato rimedio alle gravi iniquità che stanno determinando una nuova emigrazione forzata che rischia di indurre ulteriori penalizzazioni, se non un irreversibile declino, delle regioni del Mezzogiorno”.

1 COMMENTO

  1. […] Secondo quanto riporta Mauro Fiorentino, già Rettore dell’Università della Basilicata, nel saggio “La Questione Meridionale dell’Università – 5000 lire io, 5000 lire Patrizia e nu milione e due tu” (Editoriale Scientifica – Napoli), l’attuale finanziamento delle università meridionali è lo stesso del 2001. Per il Nord, invece, ci sono quasi 500 milioni in più. Tanto basta, al ministero dell’Università e della ricerca, per meritarsi il titolo di “Robin Hood alla rovescia”, secondo il professor Fiorentino. […]

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