L’autobus dell’ultima corsa, quel che serve, il Teatro

L’autobus dell’ultima corsa, quel che serve, il Teatro

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È sempre estremamente particolare quando, anche all’interno dello stesso Paese, in questo caso l’Italia, diversi rappresentanti del pubblico, del sociale, del privato o della cultura dibattono prima su un qualcosa che potrebbe accadere dopo. Sciascia in uno dei suoi scritti, e lui come tanti altri che hanno vissuto la ricostruzione (chi anche prima, e chi dopo), riferendosi alla favola di La Fontaine riguardante la cicala e la formica, precisando che si riferisse ad una confidenza, superando tutti gli altri riferimenti, più o meno ebbe a dire che se è vero che non bisogna molestare il Can che dorme è altrettanto vero che bisogna non toccare la Cicala che tace. E le cicale a cui vogliamo riferirci, pensiero che prendo a prestito poiché molto elegante e non me ne vogliano le forze dello Stato per l’esempio che qui diviene al plurale, sono le forze dell’ordine. Poiché mentre Saviano, eppure non riguarda soltanto lui mentre è il più recente, nel dire quel che dice sa già che se ne assume le responsabilità, l’onere e gli onori (si pensi agli incassi e al numero di reati, più e meno gravi che si sono succeduti durante Gomorra, come prima accadde in Sicilia per altre proiezioni o anche nel Lazio, compiuti da chi nella migliore o peggiore ipotesi che sia se non per ordine o piacere proprio, voleva mettersi in mostra rispetto a chi, velocissimamente avanti già guardava altrove), è altrettanto vero che i componenti delle forze dell’ordine lo fanno per Lavoro. A prescindere dalla propria volontà. Mica fanno concorsi, e altri concorsi, perfetti o perfettibili che siano, soltanto per fame; oltre gli scandali vi è certamente la volontà animata dall’idea individuale e collettiva, che, a volte, pure se appannata torna vigorosa e comune. Lo fanno 24 ore al giorno tutti i giorni, anche se tutte le sfumature della criminalità non apprezzano seppur rispettano nell’esasperata idea dei propri ruoli. Così mentre chi amministra la giustizia lo fa nel massimo silenzio, in riferimento alle leggi promulgate, come popolo e popoli che viviamo anche in Italia dovremmo riflettere su quel che siamo diventati o stiamo diventando. Bisogna pensare, a quanto temibile può essere tramutare il mondo online e quello offline in tifoserie da stadio. Poiché ad oggi lì non vi sono leggi in tal senso, e anche le vicende di questa repubblica, tra verità e falsità, è piena di eventi terribili che hanno mostrato via via sin dove può arrivare la cattiveria e l’interesse in mancanza di leggi.

Quindi che si possa tornare tutti, anche al Teatro per la Cultura propria e collettiva.

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