Fondi europei, possibile riorganizzazione tra i paesi membri

Fondi europei, possibile riorganizzazione tra i paesi membri

0

La riforma dei fondi strutturali europei proposta dalla Commissione per il 2021-2027, che non dovrebbe avere la partecipazione della Gran Bretagna all’Unione Europea, potrebbe portare nelle casse dell’Italia 2,4 miliardi di euro in più rispetto al 2014-2020. L’aumento della dotazione italiana, nonostante i tagli alla politica di coesione, deriva dalla modifica dei criteri di assegnazione delle risorse. Oltre al Prodotto Interno Lordo, che misura la capacità dell’economia di un Paese di rigenerare se stessa, infatti, conteranno di più fattori come la disoccupazione giovanile. La fetta italiana di Fondo Ue per lo sviluppo regionale salirebbe così da 36,2 mld (2014-2020) a 38,6 (2021-2027). Secondo un documento interno della Commissione consultato dall’ANSA, che considera Fesr e Fondo di coesione in prezzi 2018, i tagli per l’Ue a 27 saranno del 9,9% (da 367 a 331 mld), quindi non del 6%, come dichiarato nelle scorse settimane dallo stesso esecutivo. Eppure l’Italia, che rimane il secondo beneficiario della politica di coesione europea dopo la Polonia, non è l’unico Paese che potrebbe vedere la sua dotazione aumentata nonostante le sforbiciate.

La proposta di regolamento adottata dalla Commissione europea implica infatti uno spostamento di risorse dal Nord-Est Europa verso il Centro-Sud che tenga conto del migliorato tenore di vita e non meno dell’impatto della crisi su molte economie del Mediterraneo, della lotta ai cambiamenti climatici e degli sforzi per integrare i migranti. Grecia (da 17,8 a 19,2 mld), Romania (da 25,2 a 27,2 mld) e Bulgaria (da 8,3 a 8,9 mld) vedrebbero un aumento dell’8%; Finlandia (da 1,5 a 1,6 mld) e Spagna (da 32,4 a 34 mld) del 5%, mentre Cipro del 2%. Invariate le risorse per Danimarca, Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Lussemburgo, che dovrebbero spartirsi intorno ai 60 miliardi. Mentre a subire le sforbiciate più pesanti, rende noto l’Agenzia, sono Ungheria (da 23,6 a 17,9 mld), Lettonia (da 7,4 a 5,6 mld), Estonia (da 3,8 a 2,9 mld), Repubblica Ceca (da 23,5 a 17,8 mld) e Malta (da 0,8 a 0,6 mld), con un -24%. Segue il -23% della Polonia (da 83,9 a 64,4 mld), il -22% della Slovacchia (da 15,1 a 11,8 mld) e -21% della Germania (da 19,8 a 15,7 mld). La perdita di fondi per i paesi che vedono ridotta la contribuzione da parte dell’EU nel prossimo settennato di programmazione, sarebbe quindi di 34,2 miliardi di euro. La proposta di regolamento dovrà essere negoziata con le altre istituzioni Ue prima di entrare in vigore.

NESSUM COMMENTO

Rispondi