La fine dell’estate – Un viaggio per ritrovarsi

La fine dell’estate – Un viaggio per ritrovarsi

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La scorsa settimana abbiamo parlato di Sicilia e estate, un connubio perfetto per chi ama il mare, il sole, la spiaggia. La Sicilia, che ha visto tanti viaggiatori, sognatori, poeti, scrittori, musicisti, artisti nazionali e internazionali, sa stupire in ogni stagione, ma si sa che l’estate è il periodo in cui si ritorna da dove si è partiti, in cui le sponde dell’isola si riempiono di turisti, armati di macchine fotografiche e guide, in cui le spiagge sono così affollate che occorre saper cercare bene un posto in cui potere stare in tranquillità.

«Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiato cangiante, come nel più ibrido dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Vi è la Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è la Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio… Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, le temperie del sentimento e la canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino». (Gesualdo Bufalino – Cento Sicilie: testimonianze per un ritratto)

L’autore di cui vi parlo oggi è siciliano (come Nicosia e Belluardo), nato a Catania ma vissuto a Palermo e si chiama Giulio Macaione, fumettista e illustratore. Il suo primo fumetto in veste di illustratore e scrittore è stato pubblicato nel 2016 da Bao Publishing e si intitola Basilicò. Una storia intrigante ambientata a Palermo che mescola sapori e misteri. Sempre nel 2016, Macaione presenta al Lucca Comics and Games, la sua prima autoproduzione intitolata La fine dell’estate.

La storia è ambientata in Sicilia e racconta di un breve viaggio in cui Carlo, Matteo ed Elena, amici da sempre, si ritrovano. Fin dall’inizio si nota un’attenzione particolare ai dettagli, ai paesaggi e ai volti dei protagonisti. I colori ricordano quelli di una calda Sicilia in cui fare almeno un tuffo al mare è doveroso.

«Certo che è strano rincontrarsi in aeroporto, come tre viaggiatori che incrociano le proprie strade casualmente. Come se non avessimo aspettato mesi per riabbracciarci…come se non avessimo pezzi di cuore sparsi per il mondo».

I tre ragazzi sono legati da un sentimento profondo, ma come in tutti i rapporti ci sono dei segreti da svelare, cose non dette a causa della distanza. Il silenzio dei mesi passati lontani viene colmato da abbracci, battute, risate, bagni notturni e chilometri percorsi in auto, mentre in radio passano canzoni di Battiato, Morcheeba e Andrew Bird.

«Come faccio a vivere in una città senza mare? Sono cresciuto qui, guardando ogni giorno l’orizzonte…Lasciando che fosse il vento del mare a ripulire i pensieri ogni volta che ne sentivo il bisogno».

La breve vacanza, accompagnata da fotografie e passeggiate, sarà anche il pretesto per rivelazioni importanti, sentimenti che ritornano a galla, generati dalle notti stellate e dall’acqua del mare.

La fine dell’estate trascina in luoghi forse visitati, forse visti solo in fotografia, è una storia che fa (ri)vivere emozioni radicate nella giovinezza di tutti. Attraverso immagini e parole, Macaione dà vita a quella nostalgia, tipica di fine estate, quando si deve tornare alla routine giornaliera, con la consapevolezza che quello che si è vissuto, non si dimentica più. Rimane nel cuore e nella mente e se si chiudono gli occhi, i ricordi riaffiorano, proprio come qualcuno che risale a galla dopo aver nuotato in profondità.

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