Italia soffre cambiamenti climatici, impatti non marginali su 126 Comuni

Italia soffre cambiamenti climatici, impatti non marginali su 126 Comuni

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Dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani in cui si sono verificati impatti per 242 fenomeni meteorologici estremi che hanno colpito l’Italia, provocando danni al territorio e effetti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini. Questo il bilancio messo a punto da Legambiente, in collaborazione con Unipol Gruppo, nel report ‘Le città alla sfida del clima’, presentato stamattina a Roma, in cui si parla essenzialmente di come i cambiamenti climatici (alluvioni, piogge estreme, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore) causino danni al territorio e alla salute dei cittadini. Legambiente ha lanciato anche la mappa del rischio climatico, pubblicata sull’osservatorio on-line cittaclima.it. Secondo la ong, chi ne soffre di più sono proprio “le grandi città”, che hanno ‘pagato’ con 98 casi di danni alle infrastrutture, 56 giorni di stop di autobus e metro (19 a Roma, 15 a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli, 5 a Torino), 55 giorni di blackout elettrici. Ma soprattutto con oltre 145 vittime e oltre 40 mila persone evacuate. Da tenere in considerazione anche le ondate di calore: nel 2015 hanno causato 2.754 morti tra gli over 65 in 21 città italiane, oltre a danni gravi alla produzione agricola e ittica.

Secondo Legambiente “le città non possono essere più lasciate sole. Cambia il clima e devono cambiare le politiche, bisogna approvare il Piano nazionale di adattamento, che deve diventare il riferimento per la messa in sicurezza, e intensificare le attività di prevenzione”. “L’adattamento al clima – osserva il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini – è la vera grande sfida. Per vincerla, dobbiamo rendere le nostre città più resilienti e sicure. L’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio sia rispetto alle piogge che alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni”. Dal report emerge che ci sono stati 8 casi di danni al patrimonio storico, 44 casi di eventi tra frane causate da piogge intense e trombe d’aria, 40 eventi causati da esondazioni fluviali; tra il 2010 e gli inizi del 2017 si sono registrati 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo (il più lungo a gennaio 2017, in una settimana oltre 150 mila case senza luce e riscaldamento per le forti nevicate in Abruzzo). Tra le grandi città, Roma negli ultimi setti anni ha registrato 17 episodi di allagamento intenso. Tra le regioni più colpite dalle alluvioni e le trombe d’aria c’è la Sicilia (con più di 25 eventi). Tutto questo tenendo presente la ‘fragilità’ del suolo dell’Italia con “un elevato rischio idrogeologico” tanto che “7.145 Comuni (l’88%)” hanno almeno un’area a “elevato rischio idrogeologico”, con “oltre 7 milioni di italiani” esposti. Legambiente ha proposto per questo un decalogo di interventi ad hoc per le città: tra questi, oltre al Piano nazionale di adattamento al clima, Piani per il clima per le città più a rischio, monitoraggio degli impatti sanitari, regia unica per intervenire sulla costa, pensare all’adattamento nella progettazione delle infrastrutture, avviare una politica di delocalizzazione. Tra i buoni esempi da ripetere, Legambiente cita per esempio Copenaghen, Monaco, Rotterdam, Milano (con Piazza Gae Aulenti) e Modena (con Piazza Roma).

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