Il timore dei dazi Usa, del presidente Trump, frenerà anche la rivoluzione...

Il timore dei dazi Usa, del presidente Trump, frenerà anche la rivoluzione tecnologica?

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Immagine 2014 by google street

Alla vigilia di una rivoluzione tecnologica epocale, destinata a trasformare radicalmente l’idea stessa di mobilità, la minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre dazi sulle auto made in Europa rischia di ridimensionare gli investimenti dei costruttori. Minaccia che segue l’introduzione dei dazi, che dovrebbe concretizzarsi in settimana, a difesa della produzione siderurgica americana. Norme che oltre ad impattare nell’industria globale per eccellenza, quella delle quattro ruote, dove l’innalzarsi di muri protezionistici potrebbe consigliare di rinviare gli ingenti investimenti a favore di ibrido ed elettrico reputati necessari per il cambiamento, determineranno probabilmente la riorganizzazione dei prezzi e dell’economie di scala anche della siderurgia del continente europeo. Questo può impattare soprattutto sui grandi gruppi nati da alleanze intercontinentali come Fca e Renault Nissan. La minaccia di una guerra dei dazi tra Europa e Usa e delle possibili conseguenze sull’industria dell’automobile potrebbe avere, se realizzata, conseguenze molto più gravi di quanto non sia accaduto per il recente cambio della politica fiscale cinese nei confronti dei costruttori occidentali. È lo scenario tempestoso – un altro tassello è la lunga marcia verso la fine del diesel – che incombe sul settore automotive e assegna, ancora una volta, al Salone di Ginevra il compito di mettere a fuoco le sfide dell’innovazione. I timori non frenano la presentazione dei nuovi modelli in questa edizione, che apre i battenti oggi per la stampa e gli operatori, e dall’8 al 18 per il pubblico. Protagoniste ancora una volta le propulsioni alternative, con i modelli ibridi ed elettrici che la fanno da padroni, anche in questo caso legate alla scelta di Pechino, che governa il primo mercato mondiale, di imporre una quota di vettura a basse emissioni a chiunque venda automobili nel Paese. Anche Fca, che sembra orientata all’abbandono del diesel nel 2022 – per ora solo indiscrezioni ma una conferma potrebbe arrivare proprio da Ginevra – deve adeguarsi ai nuovi scenari. Gli Stati Uniti sono un mercato di sbocco per molti modelli prodotti in Europa e la produzione di motori diesel, il 40% di quella totale di motori, interessa almeno 3.000 dipendenti in Italia. A Ginevra, prosegue la nota agenzia Ansa, il gruppo presenta per la prima volta in Europa le nuove Wrangler e Cherokee di Jeep- che Marchionne ha definito il brand su cui punta di più- mentre bisognerà aspettare l’Investor Day del primo giugno per conoscere le strategie del gruppo sull’elettrico e le nuove motorizzazioni. Riflettori puntati anche sul possibile spin off di Magneti Marelli, rinviato all’esame del cda nel secondo trimestre. Oltre al fondo americano Bain Capital, sulla società di componentistica avrebbero puntato gli occhi gruppi cinesi e anche Cdp avrebbe valutato con alcune aziende l’acquisizione di alcuni asset. Brembo ha invece ribadito di non essere interessata.

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