Il governo, all’era della naturale repubblica digitale

Il governo, all’era della naturale repubblica digitale

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Viviamo i tempi del passato, del presente e chissà del futuro, dove sulla disgrazia degli altri, altre persone costruiscono la propria fortuna. Le Elezioni, in tal senso, ne sono tra le dimostrazioni più tangibili. Almeno un tempo si votava il premier, mentre adesso si discute della formazione del governo: di chi meglio, di chi peggio, di chi al centro del campo, di chi in difesa; idee organizzate, a cui si possono aggiungere anche agenzie media e pubblico e serie televisive che nemmeno il fantacalcio. Poiché se come detto, è discutibile l’opinione secondo cui nessuno può farcela in solitudine è altrettanto discutibile la possibilità di farcela contro tutti. Mentre anche in borsa si guadagna e si perde. Così mentre tutto prosegue, non stupisce il governo che si ridiscute ed anche dell’accordo tra Lega, Movimento Cinque Stelle, e forse Fratelli d’Italia; con Cottarelli, in successione di riunioni al Quirinale che porge i propri auguri al governo politico che si augura nasca. Pare non stupire più, seppur ci si potrebbe sbagliare nell’affermarlo, se non anche all’opinione pubblica, nemmeno quanto riferisce l’Ansa riguardante la decisione della Corte di giustizia Ue che ha imposto all’Italia una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di reti fognarie e sistemi di depurazione delle acque di 74 centri urbani.

La multa va ad aggiungersi ai circa 300 milioni che l’Italia ha pagato fino a oggi per altre due condanne, nel 2015 sull’emergenza rifiuti in Campania e nel 2014 sulle discariche abusive. E lo Stato continua a pagare 120mila euro al giorno fino a che la situazione in Campania non sarà normalizzata, 400mila euro al semestre per ogni discarica irregolare con rifiuti pericolosi non sanata e 200mila euro ogni sei mesi per quelle con rifiuti non pericolosi. Una situazione “grave”, ammette il Ministero dell’Ambiente, affermando che le multe sono “più che dimezzate rispetto all’orientamento di 6 anni fa” e che sono stati programmati 124 interventi nei 74 agglomerati, per un importo complessivo interamente finanziato di 1 miliardo e 800 milioni. Sulle acque di scarico il nostro Paese era già stato condannato dalla Corte Ue nel 2012. A oltre sei anni di distanza il numero delle aree non conformi si è ridotto da 109 a 74. Circa 50 sono in Sicilia (per esempio frazioni di Palermo, Ragusa), 13 in Calabria (Reggio e Crotone), 6 in Campania (tra cui Ischia e Napoli Est), con un pugno di casi anche in Friuli, Liguria e Puglia.

Nonostante il problema è nazionale. Ad oggi, prosegue l’Agenzia, riferendosi al problema nazionale riferito dal ministero che coinvolge circa 900 agglomerati in tutta la Penisola che, per motivi diversi, non sono in regola ad esempio con le fogne e i depuratori. Si va dalle grandi città a località turistiche, con Emilia Romagna e Molise uniche regioni a norma. E mentre tutti gridano allo scandalo, c’è da chiedersi dove erano tutti mentre i potenti, di tutti i tipi, a distanza e da vicino, già facevano quel che volevano con questo pianeta Terra e con tutti coloro che ci viviamo. E quanto sia importante oggi la ricerca delle responsabilità, è difficile saperlo, pur nella consapevolezza che nelle norme, le regole e nelle Leggi, fatte, modificabili, adeguabili una cosa è il sospetto che nel tempo via via diventa certezza, altra cosa e chi non sa poiché inconsapevole, altra la volontà di chi sapeva e sa e ha taciuto altra ancora è di chi volutamente ha compiuto accollando problemi non solo alle Persone. In questo Mondo costruito con non solo carte, menzogne, opinioni taciute e dichiarate, ed anche cultura e tecnologia che non guarda più alla vita con gioia eppure con bramosia. 

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