Disaccordo in Europa per gli investimenti in Italia

Disaccordo in Europa per gli investimenti in Italia

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Piu’ passa il tempo maggiormente l’Italia rischia di perdere le risorse concesse dalla comunità europea per effettuare investimenti, poiché vi è disaccordo sulle interpretazioni e l’iter che regolamenta l’utilizzo delle disponibilità economiche. È la notizia pubblicata in questi giorni dall’Europa, rispetto a quanto bandito e riguardante anche le progettualità presentate e completate oppure in fase di avanzamento o completamento. Conflittualità che potrebbe riguardare anche le risorse future. I dati, prosegue l’agenzia dell’Ansa, presentano che il tasso di spesa italiano risulta ancora al di sotto per i fondi di sviluppo regionale Fesr e sociale Fse (contro una media Ue del 9,7 e del 12%), addirittura con picchi negativi per alcuni programmi regionali (Fesr Sicilia, Abruzzo, Bolzano) e nazionali (‘Governace’ e ‘Legalità’). La necessità di recuperare il tempo perso, accelerando decisamente il ritmo di spesa dei fondi europei, nasce dalle regole entrate in vigore. Norme che, nell’ambito dell’ambito dell’impegno finanziario 2014-2020, obbligano le autorità di gestione nazionali a rendicontare una spesa che raggiunga gli obbiettivi concordati per ogni programma entro una certa data. Se ciò non avverrà entro la fine dell’anno, scatterà il disimpegno automatico e, a meno che non si raggiungerà un’intesa tra le differenti prospettive coinvolte, l’Italia perderà i fondi non spesi.

Tra i soldi Fesr spesi e rimborsati dall’Ue, in italia la media è appena del 4,57% sui miliardi previsti per il 2014-2020 (media Ue 9,74%), mentre per il Fse il Paese è fermo al 7% delle risorse complessive. Restando sul Fesr, che rappresenta la fetta più consistente dei fondi Ue, insieme all’Emilia-Romagna, in doppia cifra sulla spesa sono Valle d’Aosta (14%) e Toscana (10%). Le restanti regioni raggiungono tutt’al più l’8%. Quasi tutto il Mezzogiorno è nelle ultime posizioni: uniche eccezioni la Calabria (6%, settima in Italia col Piemonte) e la Puglia (4%, nona con Marche e Provincia autonoma di Trento) che però presentano un dato unico per Fesr e Fse. Sono ferme a percentuali intorno allo zero Sicilia, Abruzzo e la Provincia autonoma di Bolzano, dove i ritardi sono legati anche alla designazione tardiva dell’autorità di gestione. Per quanto riguarda il Fse, guida la classifica dei pagamenti il Piemonte (25%), seguito dalla Provincia autonoma di Trento (23%), dall’altro lato invece Sicilia (3%), Abruzzo (2%), Molise (2%, dato unico per Fesr e Fse) e la Provincia autonoma di Bolzano (1%). Gli stessi problemi emergono se si volge lo sguardo ai programmi nazionali: ‘Reti e infrastrutture’ (1,85 mld) è fermo al 3% della spesa; ‘Città metropolitane’ (893 mln) all’1%, mentre ‘Governance’ (828 mln) e ‘Legalità’ (610 mln) si aggirano intorno allo zero. Qualche notizia più ottimistica arriva dal fronte degli impegni (ovvero i fondi assegnati a determinati progetti ma non ancora spesi) anche se ogni regione utilizza standard differenti per rendicontarli a Bruxelles. Ed anche per alcuni programmi nazionali, nonostante la spesa sia ancora bassa, le percentuali sugli impegni possono far ben sperare: come nel caso di ‘Reti e infrastrutture’.

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