Cosa piace del governo? La parlamentare possibilità concessa, popolare, di governare!

Cosa piace del governo? La parlamentare possibilità concessa, popolare, di governare!

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Vi è sempre più in questi giorni e in quelli che ad oggi hanno condotto, la sensazione crescente della ricerca dell’instabilità a strumento quotidiano di ordine. Stati d’animo che producono confusione nella vita di tutti i giorni e spesso, altrettanto, nel riportare in auge i fatti di cronaca, economia, ecc(……) determina la quasi impossibilità a relazionarsi nel quotidiano in maniera adeguata. L’Italia, l’Europa, paesi caratterizzati dal più o meno elevato flusso migratorio di sempre, intra ed extracomunitario, composto da persone che ricercano dignità nel lavoro che sempre più viene negata a favore di ciò che non viene comunicato e condiviso; nella difficoltà dell’intendere i tempi di ieri e di oggi e ancor più del domani, rispetto all’inserirsi e alla progressione delll’innovazione tecnologica. È in tal senso può tornare utile ad esempio il caso del governo appena costituitosi, come risultato delle elezioni del quattro Marzo; di Nord e Sud che siedono a Roma, al centro, ricercando ed esprimendo nell’insieme, nei rappresentanti del governo e dello Stato, la sintesi nazionale. Idea che nel rilanciare la voce di quanti chiedono di esser sentiti all’unisono in questo scambio culturale collettivo non alla pari, nel tempo che coinvolge il governo che si insedia e i rappresentanti dello Stato, riteniamo possa essere utile definire l’attualità come il movimento caratterizzante dell’Italia: ovvero quel che vede i governi passare, superarsi, mentre lo Stato idealmente inteso tutt’al più evolve nei tempi e modi decisi; oggi da un verso, domani, forse, da tutt’altri. Ed è proprio in questa opposta dicotomia complessiva, che ancor prima che il governo governi, con la fiducia simile a quella di chi già sa come andrà, giù rapide le critiche e le azioni preventive: vuoi per stimolare, per allarmare, per corrispondere, per indirizzarne l’intrapresa o per meglio dire l’opinione pubblica dell’intraprendere e di quanto e quando viene e verrà intrapreso. Così accade che lì, insieme all’Italia che potrà essere, vi sia quella di sempre: senza ancora italiani, in un’Europa senza europei eppure con tanti spiriti culturali propri di cultura sempre più ignota. E se fortunato può apparire chi ha basi ed altezze, dubbi dovrebbero arrivare a quanti, e si potrebbe essere maggioranza, anche queste caratteristiche non le hanno.

 

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