Contromossa Pd: mozione su Consip, adesso cambiare i vertici

Contromossa Pd: mozione su Consip, adesso cambiare i vertici

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Il caso Consip torna nell’Aula del Senato. A tre mesi dal voto che ha respinto la mozione del M5s di sfiducia al ministro Luca Lotti, sul banco degli imputati finiscono i vertici dell’azienda che gestisce gli appalti pubblici. L’iniziativa nasce dai senatori di opposizione Andrea Augello e Gaetano Quagliariello. Ma il Pd, con contromossa a sorpresa, decide di farla propria e presentare una sua mozione per impegnare il governo a “procedere in tempi celeri al rinnovo dei vertici di Consip”. La seduta, convocata per martedì, si annuncia però ad alta tensione. Perché i numeri sono in bilico. E dalla maggioranza già si sfila Mdp: non voteranno la mozione Dem, annunciano i bersaniani, perché “se la prende solo con l’ad Luigi Marroni” e tiene fuori invece il ministro Lotti. Nel giorno in cui la società di Alfredo Romeo viene esclusa dalla maxi gara Facility Management 4, al centro dell’inchiesta, e il presidente di Consip Luigi Ferrara viene sentito dalla procura di Roma, della vicenda Consip torna a parlare anche Matteo Renzi. Il segretario del Pd ribadisce di volere tutta la verità, anche sull’ipotesi di indagine che riguarda il capitano del Noe Giampaolo Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa per il presunto depistaggio ai danni di Tiziano Renzi: “Ci possono far fuori – dice – con voti veri, non con prove false”. Martedì però a Palazzo Madama le opposizioni proveranno a mettere in difficoltà la maggioranza e il governo proprio su Consip. Con una mozione dei senatori di Idea che chiede la rimozione del management e nel testo non solo attacca il governo per aver lasciato Marroni al suo posto ma torna anche a chiamare in causa il ministro Lotti. Per contrastare quel testo, il Pd ha deciso perciò di presentare una sua mozione, a prima firma del capogruppo Luigi Zanda, che impegna il governo a “rinnovare” con “sollecitudine” i vertici dell’azienda, per tutelarla e rilanciarla. Tutto risolto? No, perché Idea accusa il Pd di aver deciso la contromossa solo per il timore che potesse passare la mozione di opposizione. E i Cinque stelle e Sinistra italiana accusano i Dem di “ipocrisia”: scaricano Marroni per salvare Lotti, è la tesi. La posizione dei due è “indissolubilmente legata”, concorda da Mdp anche Miguel Gotor. E a lui replica il Dem Francesco Russo quando ricorda che la mozione su Lotti è già stata discussa. E respinta. Storia chiusa. Ma gli animi in Aula martedì rischiano di surriscaldarsi. Anche perché se Ap sosterrà il testo Dem, Mdp ha deciso di non votare né la mozione Pd, né quella di opposizione e potrebbe presentare una sua mozione. In ogni caso, i voti saranno ancora una volta sul filo e anche le assenze rischiano di pesare. La vicenda viene intanto additata dal Pd come l’ennesimo esempio del perché l’unità a sinistra sia assai difficile. Mdp giovedì si è smarcata sulla manovrina e domani sarà in piazza contro i voucher. “Niente di nuovo sul fronte della sinistra unita”, osserva Renzi. Prima di parlare di alleanze, sottolinea il segretario Dem, bisogna “mettersi d’accordo su cosa fare”. Ma dal lavoro alla scuola, ad ora le distanze sembrano incolmabili: il dialogo – nonostante la mediazione di Romano Prodi – è assai complicato. Una “prova di unità”, in vista delle politiche, si sta in realtà già facendo in Sicilia, con la proposta del Pd a Pietro Grasso di candidarsi alla Regione, a novembre, alla guida di una coalizione. Ma non è detto che l’operazione vada in porto. Il presidente del Senato, infatti, ci sta ragionando ma, rispetto a qualche giorno fa, la prospettiva è cambiata: la legislatura non è finita, c’è un Senato da gestire e una responsabilità istituzionale di cui tener conto.

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