Commissione Uranio e i risvolti dell’arte della guerra?

Commissione Uranio e i risvolti dell’arte della guerra?

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immagine di repertorio by web

Prosegue il dibattito che coinvolge direttamente la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, il ministero della Difesa e lo Stato Maggiore della Difesa e che riguarda anche l’amianto ed i poligoni usati come “discariche non controllate”. Nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro delle forze armate sono state scoperte “criticità sconvolgenti”, che “in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i militari”, malgrado quel che viene accusato nella relazione come il “negazionismo” dei vertici della Difesa e gli “assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo”. All’attacco frontale della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito replica con altrettanta durezza lo Stato Maggiore della Difesa: “accuse inaccettabili, noi tuteliamo la salute dei militari”. La relazione finale, riferisce l’Ansa, passata con 10 voti a favore e 2 contro (quelli di Elio Vito e di Mauro Pili), è stata da poco presentata alla Camera dal presidente della Commissione, Gian Piero Scanu, che ha annunciato la trasmissione del documento (248 pagine) alla procura di Roma perchè valuti eventuali ipotesi di reato. Scanu ha contestato la “giurisdizione domestica: della sicurezza e salute dei militari sono gli stessi militari ad occuparsene” ed ha definito “pietra miliare” un passo del documento che parla di “nesso di causalità tra l’esposizione all’uranio impoverito e le patologie denunciate” dal personale in divisa. Ma proprio su questo punto si è aperta una polemica scientifica. La Relazione cita infatti l’audizione di Giorgio Trenta, presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica, che ha “riconosciuto la responsabilità dell’uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all’uranio”. Il professore parla però di “parole travisate, non ho mai detto che l’uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati”. Scanu replica citando un passo di una perizia firmata da Trenta dove ricorda la responsabilità dei proiettili all’uranio impoverito “nel generare le nanopolveri, che sono, in effetti, la vera causa dell’induzione di molte forme tumorali. In conclusione, si può affermare, mutuando dalla criminologia, che l’uranio depleto è il mandante e le nano-polveri l’esecutore”. Sul tema interviene poi un altro esperto, Carmine Pinto, past president dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), secondo cui “potenzialmente l’esposizione continua ed a basse dosi all’uranio impoverito, come quella che potrebbe essersi determinata a danno dei militari in missioni ed esercitazioni, può essere cancerogena”. Di parere opposto è Umberto Tirelli, direttore scientifico del Centro di riferimento oncologico di Aviano: “Non c’è alcuna evidenza scientifica del legame tra uranio impoverito e tumori e la maggiore incidenza di alcune malattie nei militari potrebbe essere dovuta ad altri fattori di rischio. In Croazia durante guerra in Kosovo c’era un registro dei tumori pediatrici, e non ha registrato differenze anche nelle zone bombardate – afferma l’oncologo, che è stato fra gli esperti sentiti dalla commissione sull’uranio del 2005 -. E così nei militari Usa in Iraq”. “Non ho mai detto che l’uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati.

La Relazione mette nel mirino anche la magistratura penale che non interviene sistematicamente a tutela della sicurezza e della salute dei militari ed il risultato è “devastante”: nell’Amministrazione della Difesa continua, infatti, “a diffondersi un senso d’impunità” mentre tra le vittime e i loro parenti dilaga “uno sconfortante senso di giustizia negata”. E non c’è solo l’uranio a minacciare la salute di donne e uomini in divisa: l’amianto è presente in navi, aerei, elicotteri. Tanto che la Commissione ha accertato che “solo nell’ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate”. Criticità sono emerse nei poligoni (con Capo Teulada “simbolo della maledizione che per troppi decenni ha pesato sull’universo militare”) e desta poi “allarme” la situazione missioni all’estero, con “l’esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati”. Ma la Difesa non ci sta e nella replica affidata allo Stato Maggiore, le forze armate, riferiscono che “tutelano la salute del proprio personale adottando tutte le cautele e controlli sanitari periodici. Questa attenzione è dedicata non solo al personale ma pure all’ambiente in cui esso opera tanto in Italia quanto all’estero. I vertici militari sentono come prima responsabilità e dovere quello di preservare e difendere la salute del proprio personale in ogni circostanza”. Quanto all’uranio impoverito, “non abbiamo mai acquistato o impiegato munizionamento” contenente il metallo contestato e le centinaia di ispezioni fatte a poligoni, siti militari e aree addestrative hanno “hanno concordemente escluso presenza di uranio impoverito”.

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